Non dimenticare la lettera di presentazione
I manager selezionano le candidature già a partire dalla lettera di presentazione. Che poi si scelga di inviare un curriculum o un link al proprio profilo di Linkedin è spesso indifferente.
È quanto emerge da secondo una ricerca Robert Half, secondo cui vi sono manager che preferiscono il tradizionale CV cartaceo e altri convertiti alla selezione dei profili sui professional network, ma la cosa che mette tutti d'accordo è la lettera di accompagnamento.
Secondo la società di recruiting la stragrande maggioranza dei manager coinvolti nel processo di selezione (71%) pone l'accento innanzitutto sulla lettera di motivazione che accompagna la candidatura.
Un altro 18% dei manager intervistati preferisce il curriculum tradizionale, anche non accompagnato da una lettera di motivazione. Soltanto l'11% dichiara di accontentarsi di un link al profilo del candidato su un professional network come Linkedin.
"La lettera di presentazione continua a essere importante e può essere perfino decisiva per riuscire a ottenere un colloquio di lavoro, il selezionatore legge prima la lettera che accompagna il CV e già da essa trae una prima impressione del candidato. Per questo rappresenta una grande opportunità per mettere in luce le proprie peculiarità, ma affinché sia davvero efficace, la lettera deve essere chiara, sintetica e allo stesso tempo comunicare i punti di forza e la motivazione al cambiamento", commenta Carlo Caporale, Associate director Robert Half.
Intanto, secondo la Salary Guide 2011 di Hays, al primo posto fra le competenze specifiche ritenute più importanti in fase di selezione da parte delle aziende figura l'esperienza alle spalle (90,3%), seguita con grande distacco dall'aver conseguito una laurea (considerata importante da meno del 10%).
I requisiti tecnici che il professionista ideale dovrebbe avere oggi - scrive Hays in una nota - "sono un profondo know-how, spirito di problem solving, capacità di lavorare in team, onestà, affidabilità e flessibilità". La conoscenza delle lingue è un requisito sempre più importante richiesto dalle aziende (76,6%) - e l'imperativo sta diventando quello di conoscere almeno una seconda lingua meglio se francese, tedesco, portoghese o cinese - soprattutto per il rapporto dei nuovi paesi come Cina o Brasile. Rispetto al 2009, viene inoltre confermato il trend esterofilo degli italiani: il 74,3 % degli italiani si dichiara infatti disponibile a trasferirsi all'estero e se ai primi posti svettano Europa 87,1% e Nord America 47,8%, Asia e Sud America si piazzano rispettivamente al 3° e 4° posto.