Londra riscopre i proprietary trader
Il proprietary trading, la parte di trading, cioè, che le banche fanno per sé e non per conto della clientela, sta tornando in voga nella City.
I proprietary trader possono generare grandi profitti e altrettanto pesanti perdite, con un impatto persino sui dati di bilancio delle grandi banche internazionali. Goldman Sachs, ad esempio, grazie al team di proprietary trading che molti nel mondo della finanza considerano il più completo, lo scorso anno ha portato a casa 16,3 miliardi di dollari di entrate nette. Nello stesso periodo, però, è andata male a JP Morgan e Abn Amro, per le quali il proprietary trading ha portato più perdite che profitti. Nonostante questo quadro in chiaroscuro, tuttavia, presso le grandi banche sta tornando di moda l'avere un desk di proprietary trader, accanto ai 'flow trader' che sono quelli che investono per conto di clienti come fondi d'investimento o società.
Soltanto due anni fa Commerzbank, alle prese con una perdita trimestrale di 208 milioni di euro dovuta proprio agli investimenti sbagliati, aveva deciso di eliminare tout court il suo team di proprietary trading. Oggi, invece, "la domanda per i proprietary trader sta salendo rispetto al 2005", come racconta Bahador Moussa, un consulente di Huxley Associates. "Le banche - spiega il recruiter - stanno rafforzando i loro team, per mettere in campo una serie di nuove strategie e prodotti".
"Le assunzioni sono molte di più rispetto a due anni fa - conferma l'amministratore delegato di una società di cacciatori di teste - è un settore particolarmente remunerativo". Sul mercato a caccia dei candidati giusti c'è innanzitutto Goldman Sachs. Ma si stanno muovendo anche Credit Suisse, ABN Amro, Deutsche Bank e Morgan Stanley. Quest'ultima, secondo le indiscrezioni, ha spostato una trentina di dipendenti, in particolare trader di bond ABS, analisti e specialisti IT, per inserirli in un nuovo gruppo di proprietary trading nel suo quartier generale. Una strategia che - si dice - Morgan Stanley potrebbe replicare anche a Londra. E in molti casi - va detto - le banche costituiscono un desk di proprietary trading ricorrendo a trader e analisti di cui già dispongono.
L'effervescenza del mercato per i trader sta contagiando anche altri settori, in particolare la ricerca. Molte banche - racconta Jonathan Evans, managing director della società di cacciatori di teste Sammons Associates - sono a caccia di bravi analisti a Londra: cercano persone in grado di fornire idee e spunti ai desk di proprietary trading. Per molti banker che fanno ricerca, il solo fatto di passare a un proprietary desk può comportare immediati vantaggi. Spesso - spiega Evans - lo stipendio viene raddoppiato. "Anziché starsene isolato in una stanza a cercare idee, lontano dai sales e dai trader, un analista che lavora con i proprietary trader viene immediatamente identificato come colui che ha ideato un deal di successo, ed è pagato di conseguenza".