Gli informatici spodestano i gestori di fondi
L'industria dei fondi cerca laureati in informatica. E, a differenza di quanto si potrebbe credere, non li cerca per gestire le reti aziendali. Le società del risparmio gestito vogliono esperti in informatica per gestire i loro patrimoni, una posizione per cui fino a non molto tempo fa si cercavano dei laureati in Economia e Commercio.
A che cosa è dovuta questa piccola rivoluzione? La risposta è semplice: al sempre maggiore utilizzo di programmi per il trading. Negli Stati Uniti ben il 45% dei volumi scambiati viene originato dal cosiddetto "program trading", si tratta cioè di operazioni dove l'unico intervento umano è proprio quello dell'informatico che ha impostato i parametri della macchina.
L'esempio più conosciuto dell'impiego dei computer nella finanza sono gli Exchange Traded Fund (ETF), uno strumento finanziario che sta riscuotendo un gran successo sia presso i grandi investitori che presso i piccoli. Noti in Italia anche con il nome di fondi indice, gli ETF stanno velocemente rubando quote di mercato ai fondi comuni, facendo così sensibilmente diminuire la richiesta di gestori tradizionali. Gli ETF sono fondi a gestione passiva, il cui scopo è quello di replicare l'andamento di un determinato indice. Il loro vantaggio rispetto ai fondi comuni è rappresentato dalle bassissime commissioni di gestione e dal fatto che possono essere trattati come semplice azioni. La loro compravendita può facilmente essere effettuata con i più comuni sistemi di trading online.
Dietro questi prodotti, che rappresentano una delle principali novità finanziarie degli ultimi anni, ci sono degli esperti in informatica che mettono a punto il programma di trading in grado di replicare l'indice. "L'industria dei fondi comuni sta attraversando una profonda crisi - spiega Sergio Pigoli, presidente della Pigoli Consulenza, una società specializzata in servizi per gli hedge fund - dovuta alla forte standardizzazione in atto nel settore". "È difficile chiedere commissioni del 2% quando non si riesce a sovraperformare significativamente e con regolarità il benchmark - continua Pigoli - e dall'altra parte ci sono gli ETF che hanno commissioni inferiori allo 0,5%".
Non dimentichiamoci, poi, che le competenze degli informatici sono richieste anche per i fondi a gestione attiva. "Solo una piccola parte del patrimonio dei fondi comuni viene liberamente investita dal gestore - spiega Mario Spreafico, direttore degli investimenti di Banknord - la maggior parte del capitale viene allocato in automatico da un programma, che ha il compito di evitare che l'andamento si discosti troppo dall'indice preso come riferimento".
Alcuni dati sono forse utili a rendere chiare le dimensioni di questo fenomeno. In America il numero degli ETF ha ormai superato la soglia dei 150 e il loro patrimonio si aggira sui 230 miliardi di dollari. A Piazza Affari la loro introduzione risale all'ultimo trimestre del 2002 e il loro numero è oggi sestuplicato a 24.
La situazione è differente nel campo degli hedge fund. Questa tipologia di fondi non ha l'obbligo di seguire un benchmark e la bravura del gestore può fare la differenza. Non è un caso, quindi, che i migliori gestori dei fondi comuni vengano arruolati con retribuzioni decisamente superiori dall'industria dei fondi speculativi. Anche questo settore non è però completamente immune dal virus della standardizzazione. "Più cresce il patrimonio in gestione - conclude Sergio Pigoli - più diventa difficile implementare strategie originali in grado di fare la differenza. E non manca molto prima che anche il mondo hegde raggiunga questo punto di saturazione". Insomma, per adesso gli hedge fund sono ancora un'isola felice per i gestori tradizionali con laurea in Economia e Commercio. Ma attenzione, la situazione potrebbe presto cambiare anche qui.