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Essere o non essere maratoneti? Questo è il dilemma

Il loro numero è in continua crescita e fra essi vi sono nomi molto conosciuti. Stiamo parlando dei maratoneti per hobby che, grazie a costanti allenamenti e a una grande forza di volontà, riescono a coprire i fatidici 42,195 chilometri della specialità olimpica. Molti di essi sono così orgogliosi della propria impresa da scriverlo nel curriculum vitae, specificando addirittura la miglior prestazione cronometrica ottenuta. D'altronde come dargli torto, per correre una maratona sono necessarie qualità come costanza, tenacia, coscienza dei propri limiti e anche la capacità di adottare una buona strategia. Tutte caratteristiche che possono risultare molto utili anche in campo lavorativo. Poi basta guardare al numero uno di Siemens, che ha corso la maratona di New York tre volte, o a quello di Metro, Hans-Joachim Koerber, che ha addirittura organizzato allenamenti aziendali a cui hanno preso parte 70 dipendenti che lo hanno accompagnato durante la maratona di Berlino nel 2003.

Insomma, "se sono maratoneti convinti persone che hanno raggiunto posizioni così importanti - pensano molti candidati maratoneti - un motivo ci sarà pure".

Nonostante questi presupposti, la passione per la maratona è però vista con un certo scetticismo da parte dei recruiter e dei direttori delle risorse umane. Secondo Gabriele Kaminski, direttore della società di selezione del personale GK Unternehmens- und Personalberatung, i maratoneti possono essere visti come "lupi solitari". "Per evitare di dare quest'impressione - suggerisce Kaminski - il candidato dovrebbe parlare anche di altri hobby, quali per esempio l'interesse per il teatro, o meglio ancora la pratica di uno sport di squadra". Questi attività sono infatti viste molto positivamente dai recruiter. "Chi pratica uno sport di squadra sa che per vincere è necessario non solo una volontà di ferro ma anche la capacità di trovare un compromesso e di interagire con i compagni", dice Friedrich Boyens, numero uno di Egon Zehnder in Germania.

"Saper stringere i denti è una qualità a cui attribuiamo molta importanza - gli fa eco Hans-Carsten Hansen, capo del personale di Basf, il numero uno mondiale della chimica - ma non per questo ritengo che i maratoneti siano candidati migliori degli altri. Conosco persone tenacissime che non praticano questo sport".

I candidati che decidono di parlare comunque del proprio hobby, devono comunque stare molto attenti a non fare un grave errore specificando la propria miglior prestazione. "Se il candidato corre la maratona in meno di tre ore - dice Ulrich Schumann, cacciatore di teste per Boyden Global Executive Search in Germania - significa che egli ha un solo scopo nella vita, cioè correre, che è molto testardo e che non è adatto al lavoro in un team". Chi invece impiega circa quattro ore a coprire i 42 chilometri ha molte più chance di essere assunto: "costui conduce una vita normale e sta attento alla propria salute; insomma per me va bene" dice Schumann.

Schumann, che per tenersi in forma va in bicicletta, non rivela subito queste sue considerazioni ai propri clienti. Preferisce tenerle per sé e verificare nel colloquio se corrispondono effettivamente alla verità. Di recente egli ha fatto da consulente a una società che doveva decidere chi assumere fra sei diversi candidati. Fra questi c'era anche una donna che aveva partecipato alla maratona di New York. Dopo aver parlato con tutti e sei le persone, il consulente ha deciso di escludere la sportiva: "Era così magra che mi ha dato l'impressione di essere poco sana", è stata la sua sentenza finale.

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AUTHORAnonymous Insider Comment

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