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Percorsi di carriera: Responsabile M&A di SG Italia

Per chi come me ama Milano, devo ammettere di essere molto fortunato. Qui sono cresciuto, ho sempre vissuto e mi sono costruito una carriera di successo.

Il mio sogno fin da piccolo non era certo quello di entrare in banca. Da bambino infatti la mia grande passione era la vela. Nel 1982 superai l'esame per l'ammissione all'Accademia Navale di Livorno, ma una tragedia familiare mi impedì di arruolarmi. Così decisi di rimanere a Milano e iscrivermi alla Bocconi.

Oggi la Bocconi è la migliore università in Italia per il management e la finanza. A quel tempo lo stava diventando. Ci ho passato cinque anni studiando management administration, incluso un anno durante il quale ho dovuto assolvere il servizio militare. Alla Bocconi decisi in breve tempo di intraprendere la mia carriera nei mercati azionari - sicuramente più in sintonia con le mie doti analitiche - scegliendo di sostenere esamini materie finanziarie che si sono rivelate fondamentali per il mio futuro.

Penso di aver fatto la scelta giusta, sei mesi prima di terminare gli studi trovai il mio primo lavoro come analista ricercatore presso Analitica, un'agenzia di rating privata con l'aspirazione di diventare la S&P italiana. Era un lavoro duro: Analitica era un'azienda ambiziosa e successivamente venne rilevata dall'editore Milano Finanza.

In Analitica sono rimasto per un anno e mezzo, prima di mettermi alla ricerca di qualcosa di più dinamico. Il cambiamento nei mercati finanziari italiani alla fine degli anni Ottanta mi diede l'opportunità che stavo cercando. A quel tempo i broker cercavano di stringere partnership con le principali banche e avevano bisogno di costituire dipartimenti di ricerca per diventare appetibili. Trovai impiego come ricercatore presso una piccola agenzia di broker che ora non esiste più, diretta da Pedercini e Belloni.

Anche lì non sono rimasto a lungo. Dopo sei-otto mesi sono passato a una società di gestione del risparmio controllata da alcune delle più ricche famiglie italiane. Era una realtà piuttosto piccola, con non più di 40-50 persone. Trascorsi 12 mesi, cambiai nuovamente, a metà del 1991, per andare in SIGE, una controllata del gruppo IMI, che a quel tempo era considerato l'unico concorrente serio di Mediobanca nel corporate banking.

Nel gruppo IMI sono rimasto più a lungo: per ben 10 anni. Ho iniziato come analista azionario e ho avuto la fortuna di essere coinvolto in alcune delle grandi privatizzazioni del 1992. Ho anche collaborato alla stesura del Libro Verde sul processo di privatizzazione per il Tesoro italiano.

Durante la mia permanenza in IMI, sono passato dall'analisi al M&A, un ottimo posto per imparare. A quel tempo IMI era il numero uno nel business del mercato dei capitali azionari e noi eravamo la prima scelta per molte grandi aziende italiane. Ho imparato molto lavorando a stretto contatto con i team di Credit Suisse First Boston, durante la privatizzazione dell'ENI, e di Morgan Stanley durante il collocamento di Mediaset.

Nel 1997 io e un mio collega avviammo un nuovo dipartimento all'interno del gruppo IMI: Industry Development. Eravamo responsabili per le attività nei paesi emergenti di tutte le grandi aziende italiane. Passai qualche anno lavorando per ENI in Polonia e Mediaset in Argentina.

Decisi di lasciare IMI nel 2001. Un mio amico mi disse che Banca Intesa stava cercando qualcuno per mettere su una nuova divisione M&A. Mi offrirono il lavoro. Era un'opportunità molto stimolante: portai via da IMI un piccolo team di quattro persone e iniziai questa nuova sfida.

Dopo un anno i miei piani dovettero affrontare qualche piccolo imprevisto. Lino Benassi (a quei tempi uno dei due amministratori delegati) si dimise e il suo sostituto costituì una joint venture con Lazard che doveva occuparsi di tutte le M&A riguardanti le grandi società italiane. Noi dovevamo invece occuparci delle società di medie dimensioni

Ho passato i successivi tre anni a costruire ottimi rapporti con alcune società italiane di media grandezza. Questo mi è tornato molto utile nel 2001 quando ha deciso di andare in SG Corporate and Investment Bank. Qui seguo le grandi aziende che intendono rilevare realtà di media dimensione, presso le quali possiedo degli ottimi contatti.

Non ho mai avuto una strategia ben definita per la mia carriera: ho sempre sfruttato al meglio le opportunità che si sono presentate, e ho cercato di creare valore per me e per la società per cui lavoravo.

Il mio consiglio per chi intende intraprendere una carriera nel banking italiano è questo: sii corretto nei confronti dei colleghi e delle persone del tuo team - in questo modo essi saranno leali e lavoreranno duro per te. Creati dei buoni contatti e cambia lavoro quantdo ti torna utile. Sii pragmatico: non c'è niente di male nel cambiare per i soldi.

Aiuta anche avere qualche esperienza internazionale. Io sono stato fortunato: Milano mi ha dato le opportunità di cui avevo bisogno. Ma oggi i giovani bankers italiani possono trarre grossi vantaggi spiccando il volo verso l'estero.

Mauro Brunelli, responsabile Mergers and Acquisitions (M&A) per SG Corporate Investment Banking in Italia

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